martedì 14 febbraio 2017

Laboratorio teatrale 100 ore con Ivano Marescotti (quinta parte)

Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte


Si avvicina sempre di più lo spettacolo finale. 
Questa volta ad essere portati sono i pezzi che poi si porteranno in teatro. Dalla volta scorsa, alcuni sono cambiati e si è lavorato sempre su diverse intenzioni, modificando le scene, introducendo nuovi elementi.
Questo comporta anche una modifica di ciò che si era prefissati.
Perciò è importante non affezionarsi alle scelte precedenti e modificare i propri ritmi secondo le nuove impostazioni.
All'inizio non sembra facile ma provando e riprovando, adattandosi ai nuovi cambiamenti, si nota poi come anche il nostro corpo cambia.
A proposito di corpo, sabato mattina è cominciato con un allenamento tenuto dal direttore artistico del Circolo degli Attori, Cristiano Caldironi.
All'inizio si è lavorato sul diaframma sentendo il cambiamento della voce quando ci si stacca dal terreno con un salto.
Poi sui sette crescenti livelli di energia.
La camminata neutrale è rappresentata dal terzo livello dove non ci sono preoccupazioni.
Il primo e il secondo livello sono raramente usate e se per la prima ci siamo stesi per terra e ci svegliavamo, per la seconda c'era l'alzarsi con lentezza 
Il quarto livello è l'allerta per avere una maggiore sicurezza (quinto) passando ai livelli sei e sette.
Al sesto si chiedeva di scegliere un'emozione tra rabbia e gioia e poi al settimo lo scoppio totale, che sia voglia di ammazzare o amare.
Ovviamente non ci può essere un'energia zero (se non si interpreta un morto in scena) anche perché qui non si intende un'energia solo fisica, ma anche emotiva. Persino se si deve stare immobili, per esempio mentre si ascolta qualcuno, la presenza è costante e in questo si rafforza l'altro che parla.
L'intenzione di uno che parla ad un altro è differente da uno che parla con se stesso.
Dopo aver esplorato i vari livelli, Cristiano Caldironi ce li ha detti in successione varia quindi da uno stato di esplosione totale si può passare a uno di rallentamento anche perché i livelli sei e sette (soprattutto l'ultimo) non sono molto duraturi nel tempo.
Infine a ritroso così se prima i due livelli energia rappresentavano il risveglio e l'alzarsi, al contrario rappresentano l'essere feriti (secondo) e il momento poco prima di morire (primo).



Galata morente, copia da un originale del III a.C.


Foto di energia due, ognuno con una diversa intenzione e immagine:


al tavolo Chiara Roncuzzi, insegnante del Circolo degli Attori









Dopo questo allenamento, ognuno ha portato le scene che siano monologhi, scene a due o più persone.
Infine Ivano Marescotti ha detto che cosa non funzionava, le diverse possibilità da fare.




Anche se sono scene tratte da uno spettacolo, bisogna pensare a queste come ad uno spettacolo a sé.
Originalmente c'è un prima che precede ma chi ci assiste non lo vede questo prima e quindi bisogna portarlo.
Per questo ci aiutano le 5 W ovvero (in italiano) Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?





Tra le possibilità che si potevano prendere, si era detto che si poteva fare lo stesso testo o parti dello stesso spettacolo. Questo però non vuol dire assistere allo stesso spettacolo perché diverse intenzioni, diversi modi di fare possono trasformare completamente il testo, modificandone l'atmosfera.
Quindi se da una parte ci può essere una commedia, dall'altra invece si ha una tragedia.
Così come in un pezzo che sembra essere una commedia, in realtà si nasconde una tragedia. Questo serve a dare maggiore corpo all'interpretazione, a dare maggiore profondità anche a gesti apparentemente leggeri.
Maggiore attenzione si ha con gli oggetti, elementi da non sottovalutare, ma bisogna sempre avere chiara l'idea che questi oggetti non sono messi lì a caso ma rappresentano qualcosa, persone e situazioni. Avendo relazioni con gli oggetti, le si ha con quello che significano.
Inoltre è sempre meglio non avere questi a disposizione (se la situazione specificatamente non lo richiede) così da poter occupare spazio e usare gli oggetti non vuol dire semplicemente toccarli per finta. Dal di fuori si vede questo, che non c'è una vera intenzione.
Magari in testa c'è, ma bisogna esprimere. A questo punto ci si potrebbe chiedere "Come? Come fare?" ma come ci ha detto Ivano Marescotti sin dal primo fine settimana, appena ci si chiede questo, si sta prendendo una strada che non funziona.
Ovviamente ci possono essere delle difficoltà. Non è che tutto sia palese sin da subito ed è anche per questo che bisogna andare a cercare, provando con diverse intenzioni e soprattutto avere bene in mente chi si è, da dove si viene, dove si è, cosa si fa e il perché.
Queste, che possono sembrare inutili ripetizioni, in realtà servono sempre. Non sono mai fatte invano e di sicuro le osservazioni (sia da Ivano Marescotti sia da tutti noi che guardiamo un nostro compagno recitare) non sono mai fatte per far sentire a disagio l'altro ma per aiutarlo ad andare avanti.
Ascoltando e riprovando si fanno passi avanti.
Inoltre, anche in una situazione conflittuale, Ivano Marescotti ci spiega come da una parte si possa magari cercare una complicità nell'altro, come se si aspettasse una risposta positiva ma questo poi non succede.
Si arriva alla fine di sabato ed eccoci al mio monologo. In tutto l'ho provato tre volte, ascoltando le varie indicazioni e riprovando.
Per farmi capire l'intenzione con la quale entrare, mi ha fatto ballare. Non tanto perché io entri ballando, ma per farmi capire la sensazione che io provo in quel momento.
In un testo è importante capire quali sono i blocchi dove c'è espansione e altri dove c'è più intimità e quest'ultima è presente anche nei pezzi dove c'è una massima esaltazione di se stessi.


Si passa a domenica e passiamo all'esercizio del ballo in musica.
Anche se si cerca di non fare i soliti movimenti prestabiliti della danza, è assai fondamentale non fare figure come se la si fosse decisa a priori.
Nella recitazione si decidono le azioni da fare, ma non bisogna far vedere che appunto sono state prese a priori. Se facciamo determinati azioni è perché la situazione di quel momento lo richiede. Quindi è necessario essere coscienti di quel momento, lasciandoci anche stupire di quel che potrebbe accadere.
Per farci capire come cercare il ritmo in una situazione dove apparentemente non c'è, Ivano Marescotti ha messo su The dream before di Laurie Anderson.





La canzone successiva è una dei King Crimson.




Qui è importante sentire i diversi blocchi. Ognuno di questi ha una diversa intensità e come tale, modificherà il corpo in una maniera differente. E' importante saper ascoltare e riconoscere queste differenti intensità ed esprimerle in quanto tali. La nota finale (flauto forse?) così sottile e solitaria è molto differente dalle altre parti eppure fanno parte della stessa canzone.



Si passa poi a vedere gli altri pezzi.
In uno viene richiesta la presenza di una decina di noi ragazzi.




Anche se non parliamo, anche se siamo lì a fare personaggi di contorno intenti nelle nostre azioni, non vuol dire che non siamo presenti e con questo non intendo solo fisicamente.
Anzi, le diverse azioni e reazioni aiutano a variare l'interpretazione dandogli maggiore sostanza.


Finito anche questo fine settimana.
Nel prossimo, che sarà l'ultimo di questo mese, viene richiesto di portare anche dei vestiti.
Desidero finire questo post con qualcosa che ho scritto ieri sera dopo aver partecipato alla lezione normale del Circolo degli Attori.



Un elemento splendido del teatro è il fatto che bisogna imparare ad avere fiducia degli altri, lasciarsi andare e sapere che gli altri sono lì per te così come tu lo sei per loro.

Ci può essere una vocina che ti dice no, se vai avanti, se prosegui, ti fai male però poi ci può essere anche un'altra che dice: "Vai, non avere paura, non temere. Non succederà niente di male."
Ma qualcosa succede invece ed è assolutamente liberatorio: sei lì, in quel momento e hai fiducia.
Ci saranno delle persone per le quali non puoi avere fiducia ma quando accade il contrario, si sente la differenza.
Anzi, si sta lì per gli altri.
E poi dicono che tutti quelli che fanno teatro sono degli egocentrici.


Sesta parte
Settima parte


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